Don Germano Liberati. Dalla letteratura all’arte, alla musica. E sempre con Fede

Martedì è ricorso l’anniversario di morte di mons. Germano Liberati: 8 febbraio 2010. Sua sorella Fabrizia lo ha ricordato postando su fb una poesia di Chandra Livia Candiani. Recita: «Ti custodisco, come si custodisce l’assenza, con passione doverosa, come il ramo spacca il legno e fa uscire il fiore, come da una porta faticosa, come da un funerale una farfalla, ti custodisco, e certi giorni all’improvviso questo cibo sfama gli uccelli più belli, quasi gli dipinge le piume, le piume assenza, le piume sole sole, allora io ringrazio». Delicato, vero e toccante ricordo per un fratello che ha significato molto per lei e per un’ampia schiera di giovani oggi ormai adulti: i suoi studenti.

Mons. Germano Liberati

Mons. Liberati era nato a Montegiorgio l’undici settembre 1939. Ordinato sacerdote il 19 marzo del 1963, è stato un personaggio importante nella chiesa fermana, nella cultura, nell’educazione, nell’arte e nella musica.

Un sacerdote umanista! Una sacerdote umano! A Montegiorgio gli hanno dedicato la Biblioteca comunale. Un riconoscimento alla sua passione per i libri e lo studio.

Dicevo dei “ragazzi” che ancora lo ricordano come grande insegnante di Letteratura e Storia dell’arte al Liceo classico Paolo VI di Fermo. Dante Alighieri era il suo mito. La passione traboccava dalle parole scelte per spiegare l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. Non una lezione sulla comprensione del testo, ma sulla profondità delle Cantiche, sui significati reconditi. L’Arte! L’altro suo grande amore. Ma l’arte viva, intesa sempre come un messaggio da cogliere. Come nelle vetrate della Cattedrale di Chartres, che visitammo insieme e che lui spiegò usando anche un francese maccheronico per quanti, francesi, abbandonata la guida, lo seguirono nel giro delle navate. Capitò lo stesso, ma stavolta in un forbito italiano, ad Aquileia, lungo i percorsi dei mosaici. Lezione di arte, di storia, di vita. Mai un racconto ammuffito. Mai! Dell’arte pensò di farne occasione di testimonianza religiosa. Nel 1998 creò l’Ufficio Beni Cuturali Ecclesiastici dell’arcidiocesi di Fermo. Non solo un ingente patrimonio da gestire, ma, prima di tutto, un racconto in pittura, scultura, arredi sacri, paramenti, il racconto della fede nella nostra terra. I quadri parlavano, così come le sculture, gli arredi…

Parroco più volte, assistente scout, direttore della Corale di Montegiorgio, amante del dialetto e anche del buon cibo e del buon vino. Carnale e spirituale insieme. Andrebbe valorizzato molto di più. Un invito alla chiesa locale e un invito al suo paese d’origine.

Adolfo Leoni, sabato 12 febbraio 2022

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