In morte di Vito Lauri. Una vita per il cinema

Ieri mattina il tuo funerale, Vito. La chiesa di Sant’Alessandro di Fermo era gremita. Mentre partecipavo al rito mi è venuto un pensiero: chissà quale film di Abbas Kiarostami, tu, Vito Lauri stai proponendo all’immensa assemblea del cielo?

Vito Lauri

Suggerirai Il Sapore delle ciliegie oppure Sotto gli ulivi? Poi, l’illuminazione: sicuramente sta montando sulla macchina di proiezione celeste le bobine di Dov’è la casa del mio amico? E sai perché mi oriento su quest’ultima tua scelta? Perché l’amicizia la sentivi forte, anche se a volte sembravi un po’ orso. Perché ti piaceva fare comunità. Ti piaceva avere, come cantava Giorgio Gaber, gli altri dentro di te. Lo ha detto bene, alla fine della messa, Marco della Nave, quasi un tuo gemello di cultura: Vito cercava sempre compagni di strada, e costruiva circoli, e non solo circoli del cinema, ma circoli di persone, le metteva insieme, le persone, dava loro quanto lui possedeva di sé, della sua passione cinematografica, della sua ampia e mai esibita culturale, per dire meglio. Lo teneva vivo.

La Sala degli Artisti

Ma c’è un’incognita. Forse, per la proiezione su in alto, avrai anche pensato al tuo amico Nanni. Lo chiamavi per nome Moretti. Lo conoscevi, l’avevi invitato più volte a Fermo. Ne apprezzave i film, ne parlavi, li proponevi.

E, dunque, la scelta per i Tre Piani sicuramente, anche se non sarà l’apertura della sala d’essai del Paradiso, sarà sicuramente un lungometraggio che entrerà in cartellone.

Ciondolavi la testa quando non eri d’accordo. Non ti ho mai sentito alzare la voce. Ti ho conosciuto come uomo buono, e buono lo eri sul serio. Vittorio tuo figlio ci ha commossi quando ha detto che bisogna sempre dire all’altro che gli si vuole bene. Lui, te lo ha detto. E, certamente, te lo ha detto tua moglie Daniela e l’altro tuo figlio Marco.

Mi permetto di scrivere queste cose, perché c’è stato un periodo di grande frequentazione. Ai tempi del cinema Helios, dell’arena di Rocca Tiepolo a Porto San Giorgio, della Sala degli Artisti. Tu sovrabbondavi di idee e di progetti con cui dibattevi con il cav. Walter Perugini. Avevi grande esperienza: il cinema al Teatro dell’Aquila, le rassegne dappertutto, Fare Comunicazione. E non cercavi compensi, danaro. Non cercavi corrispettivi. Davi. E basta.

La Sala degli Artisti la volemmo in tre, sicuri del quarto: il lungimirante sindaco Ettore Fedeli, il sottoscritto che s’occuava di cinema per la società Desideri, il socio Perugini che vedeva sempre a lungo, e poi tu, che capivi la valenza delle piccole sale.

Vabbé, caro Vito, ora goditi le inquadrature dal Cielo sopra… di noi. Mandaci qualche recensione e saluta gli amici che hai ritrovato.

Adolfo Leoni, sabato 26 febbraio 2022

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