I “Minori” che tirano l’Italia. E di cui si dice poco

Li incontro ogni mattina. Qualche minuto prima delle otto. Io vado ad acquistare i quotidiani, loro corrono, in effetti piano, verso la scuola. Un bambino e un adulto. Probabilmente padre e figlio. Il primo dietro, l’altro davanti. Il Primo con lo zaino su una spalla, l’altro con il giaccone a volte slacciato. Scendono verso l’Istituto. Sorridono. Mi fermo per dar loro la precedenza sul marciapiede. Li osservo. Mi piace quel che fanno. All’inizio pensavo fosse per un ritardo. Poi, ho capito che è una modalità per condividere qualcosa. Un padre e un figlio. Sembra poco ma è tanto.

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Lei è piuttosto giovane, scurissima di capelli, sempre ben pettinata e truccata, rossetto alle labbra. In mano una scopa, il carretto e a volte un badile. È operatrice ecologica: spazzina, come si diceva un tempo. Pulisce le nostre strade. È accurata. Le fa trovare linde per la nostra giornata di impegni e di cammini. Il lavoro è dignità, qualunque esso sia. Come i colleghi si alza presto per dare un servizio alla collettività. Sembra poco ma è tanto.

Sono un piccolo drappello di insegnanti in pensione e di maestri che hanno scelto di fare altro. E pure, ogni pomeriggio, in un locale annesso alla chiesa, aiutano nei compiti bambini che ne hanno bisogno. Sono ragazzini venuti dall’Est e dall’Africa del Nord. Vanno seguiti, inseriti, sostenuti. Ormai sono nostri, delle nostre comunità. Quando ci sono problemi aiutano anche i genitori a dialogare con gli insegnanti. Sembra poco ma è tanto.

La squadra si ritrova quasi ogni settimana, di sabato, in un ampio locale sottostante il grande edificio della chiesa. È lì dove sono stipati gli alimenti frutto delle Collette alimentari, dei Donacibo, degli aiuti provenienti dalla Comunità europea. Preparano pacchi, un’ottantina, mettono olio, pasta, conserve, biscotti, riso. Questo al mattino, al pomeriggio arrivano altri, che provvedono alle consegne alle famiglie bisognose. Si muovono come tante api operose. Sembra poco ma è tanto.

Non ho messo nomi, non ho fatto riferimenti geografici, non ho individuato parrocchie, non ho messo sigle di associazioni. Perché, pur conoscendoli, so bene che comportamenti del genere accadono un po’ dappertutto. È l’Italia dei piccoli che fanno grandi cose. È l’Italia che tira, che va avanti anche con molta fatica, che resiste. Altro che la modaiola resilienza! È l’Italia normale, di cui poco si dice. E di cui, forse, lassù, nei Palazzi degli intrighi, ci si dimentica spesso.

Adolfo Leoni, Sabato 25 febbraio 2022

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