La pace non è il contrario della guerra. Per la pace occorre educare il cuore dell’uomo. Incontri a scuola, a Falerone, con Gaber, De André e Chieffo

«La pace non è il contrario della guerra. La pace è avere un cuore aperto, consolidare amicizie, riconoscere l’altro come un fratello». I ragazzi delle medie di Piane di Falerone ascoltano in silenzio il relatore. Non vola una mosca. Un attimo prima hanno provato Imagine di Lennon. La proporranno venerdì a Servigliano, al Parco della Pace. Ci sarà un flah mob. È un progetto che ha per titolo: “Se vuoi la pace, educa alla pace”. Ci ha lavorato il prof. Lelio Leoni con i suoi colleghi. La preside Patrizia Tirabasso ha appoggiato l’iniziativa. Ce n’è bisogno. In Ucraina si muore sotto le bombe. La scuola non può restare inerte. Siamo tutti fratelli, ripete papa Francesco. Sulla lavagna elettronica passano musica e parole de La guerra di Piero. De André canta: «E mentre marciavi con l’anima in spalle, vedesti un uomo in fondo alla valle, che aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore». Lo stesso umore, la stessa età, gli stessi sogni. Però… la divisa è diversa, e per quella insulsa diversità ci si ammazza. Scorrono le immagini de La tregua di Natale. 1914, prima guerra mondiale, notte del 24 dicembre. Un canto dalla trincea tedesca. Lo stesso prosegue in quella francese, inglese. Gli scozzesi suonano la cornamusa. Il canto è il medesimo. Diventa all’unisono. Siamo fratelli. Ci si scambia non pallottole ma sigarette, gallette, cioccolato. Si legge, di Rimbaud, Il dormiente nella valle.

Un’altra canzone sulla lavagna della bella scuola di Piane di Falerone. Stavolta è di Claudio Chieffo: Il Melograno, il desiderio di trovare una casa serena, dove la guerra è cancellata, una casa con il giardino e l’albero colorato. Ma come si fa? «Segui il raggio di luce e la luce ti porterà dove il dubbio ritorna domanda, e rinasce il cuore». Ecco, dice il relatore: il cuore, quello pregno di esigenze di vero, di bello, di buono, andiamogli dietro. Ce l’abbiamo tutti, ma va educato. Educato guardando le scie di luce. Quante ce ne sono! Sono, proprio oggi, le persone mobilitate per aiutare i profughi ucraini, per proteggere i bambini, per sostenere gli anziani, per dare una casa a chi tutto ha perso in patria. Ma la luce viene anche da chi ogni giorno lavora con coscienza, responsabilità, senso di comunità.

Siamo impotenti? Lo chiede il relatore ai ragazzi. I ragazzi riflettono. Lui si risponde. Abbiamo il “Potere dei senza potere”: quello di dar vita a piccole cose positive, quotidiane, che sono come minuscoli tasselli di un grande puzzle.

Appuntamento a venerdì!

Adolfo Leoni, mercoledì 23 marzo 2022

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