Cento anni di vita diversa. La storia di suor Maria Agostina Morroni, benedettina

Il 18 marzo scorso ha compiuto cento anni. Una lunga esistenza passata al meglio. Nella preghiera e nel lavoro, come prescrive la Regula di san Benedetto. Eh sì, perché stavolta parliamo di suor Maria Morroni, monaca benedettina, la centenaria del monastero di Potenza Picena. Gli auguri le sono arrivati dalle consorelle, dalla famiglia, dalle autorità. I famigliari hanno avuto desiderio che quel compleanno fosse anche un’occasione di testimonianza pubblica. Ed eccola, allora.

Suor Maria Agostina

Suor Maria, una vita nel cenobio da quel lontano 1947! Un esempio di come si possa vivere così: nel chiostro, lontano dal mondo, vicinissima al mondo. «Siate nel mondo ma non del mondo», raccomanda il Vangelo di Giovanni. Così è stato per lei.

Maria Morroni è nata il 18 marzo del 1922, a Monte Giberto, seconda di nove figli. La sua era una famiglia patriarcale, dove ognuno aveva un ruolo. Famiglia molto religiosa. Suo padre Pietro era nato nel 1888, sua madre Rosa Vallasciani nel 1897, originaria di Grottazzolina.

In gioventù, Pietro era emigrato in Argentina, poi aveva partecipato alla Prima guerra mondiale. Tornato dal fronte, aveva acquistato un terreno e nel 1938 vi aveva costruito una bella e grande casa, diversa dalle consuete coloniche di quel tempo. Lì, Maria era vissuta serenamente, dando sempre una mano. Suor Maria ricorda ancora oggi sua zia, anch’ella suora, che prestava servizio nell’infermeria dell’ospedale di Fermo. La ammirava molto. Ma anche una sorella più giovane aveva preso i voti come suora della Sacra Famiglia. Accadeva nel 1943. Esempi di vita che la attraevano. Così nel 1947 compie la propria scelta ed entra nel monastero di clausura delle Benedettine di Potenza Picena. Nuovo nome: Maria Agostina. Intelligente, arguta, come segnalavano già i suoi insegnanti alle elementari, salda nella fede, per oltre quarant’anni viene chiamata a ricoprire il ruolo di Madre Badessa del monastero di Potenza Picena sovrintendendo, nel corso degli anni, anche diversi monasteri dello stesso ordine nelle Marche e in Abruzzo. Insieme alle consorelle ricama i corredi per i bisognosi, educa le novizie che vogliono prendere i voti, prepara i bambini del paese a ricevere i sacramenti. E resta punto di riferimento per la propria famiglia di origine, che consiglia, a cui dà raccomandazioni e, soprattutto, per cui prega. Oggi sorelle, cognate, nipoti e pronipoti le sono «infinitamente grati», e le inviano gli «auguri più sentiti». Intanto lei sta bene, legge senza occhiali. È una roccia, con qualche acciacco…

Adolfo Leoni, sabato 26 marzo 2022

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