Lo Scriptorium dei monaci e il Gin di Lorenzo.

Bagliori di Tipicità al Fermo Forum! Girando tra gli espositori, più che un prodotto sono un disegno e una scritta ad attirare, entrambi stampati sulla faccia di una bella bottiglia. Il disegno è una S nera fiorita di bacche marroni, quasi un capoverso gotico, di quelli che aprivano i libri trascritti dagli Amanuensi, come arte su arte. La scritta, invece, recita Scriptorium. E qui si apre un mondo, che respira alambicchi, penne d’oca, fumi, inchiostri e suggestivi ambienti. Mi avvicino e prendo in mano la bottiglia. Contiene Gin, con una spiegazione: «Dall’antica arte dei monaci distillatori, nasce un gin frutto di una rigorosa lavorazione artigianale, che racchiude i profumi e le essenze del territorio marchigiano». Si potrebbe pensare che dietro al banco ci sia un anziano dalla barba lunga e dai modi felpati. C’è invece un giovane e sorridente Lorenzo Castricini, nato grafico divenuto barman ed ora imprenditore dello Scriptorium. Nel 2011, Lorenzo si trasferiva in Inghilterra, per imparare il mestiere. A Londra ha seguito barman sempre più importanti sino a quando, nel 2019, ha sentito il richiamo di casa. Così è tornato a Corridonia, città natale, con l’idea di far qualcosa in proprio nel campo dei liquori, innanzitutto del gin, «macerando nell’alcool bacche di ginepro e 18 essenze diverse». Bacche ed altre essenze che lui coltiva in quello che i monaci medievali chiamavano l’Orto dei semplici e lui ha ribattezzato Giardino. Mentre si racconta, stappa un barattolo di vetro e me lo avvicina al naso. Si spande un mix di gradevolissimi aromi. Chiedo dove crescano quelle essenze botaniche. Ed è ancora una sorpresa. Lorenzo le cresce in un fazzoletto di terra lungo il Chienti, in un luogo particolare, a Sarrocciano di Corridonia: nei pressi di quella che secoli fa era la Grancia/il granaio dell’abbazia cistercense di Chiaravalle di Fiastra.

Lorenzo Castricini

«Il mio – spiega – è un gin dal gusto lungo che trasmette i profumi del territorio marchigiano attraverso l’olfatto e cattura il palato con morbide e raffinate note erbacee». E come gustarlo? «Liscio, con acqua tonica o in cocktail classici come Aviation, Last word, gin Rickey».

Fondamentale, ci tiene a dirlo, è stato l’incontro con Moreno Pesaresi, agrotecnico di vaglia.

Salutandoci, immagino Lorenzo nelle vesti di un monaco che, nel silenzio del suo laboratorio, descrive dettagliatamente le 18 botaniche che sta lavorando per «render vivo e profumato il suo gin». Mentre già è in atto la collaborazione con un valente birrificio elpidiense, per la “birra formante” Gruyt Ale.

Adolfo Leoni, venerdì 8 aprile 2022

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