Sussidiarietà. Molti l’apprezzano, alcuni la ostacolano

Lo stato ha bisogno dei partiti, i partiti hanno bisogno dei corpi intermedi, i corpi intermedi hanno bisogno dei cittadini, i cittadini hanno bisogno della cultura (del modo cioè di vedere e intendere le cose). È un cerchio. Non è una piramide. Anzi, è un piano orizzontale e non uno verticale. Lo ha stabilito il principio di sussidiarietà immesso nella Costituzione repubblicana, in qualche modo ripreso per l’ambito del Terzo settore nella co-progettazione, da un decreto legislativo del 2017. Si è pari, dunque, e allo stesso livello. Il cittadino è esattamente come il parlamentare, vale lo stesso di un consigliere regionale, provinciale, lo stesso di un sindaco. E così per le aggregazione sociali.

Qualche tempo fa un’associazione marchigiana ha proposto un’idea per il miglior sviluppo del territorio. «Bella, significativa, utile», hanno commentato alcuni amministratori locali. Ma affetta da un peccato d’origine. Quale? La proposta non veniva da loro, non era stata partorita dalla loro mente, non si era concepita dietro ad una scrivania. Un atteggiamento che tradisce un modo di concepire la politica e l’amministrazione: loro si sentono il vertice, l’apice di tutto, cui tutto non può sfuggire; il cittadino, il corpo intermedio, la cultura stanno sotto, invece. Se non è un neo feudalesimo 4.0 poco ci manca.

Grazie a Dio, il comportamento non è generale. Molti sindaci (e non solo loro) si muovono diversamente. Valorizzando, anzi, cercando un confronto con quella che un tempo era la società civile. Essendo però la base sociale ormai frammentata, se non addirittura, polverizzata, è difficile intercettare interlocutori che abbiano qualcosa da proporre. Ed ecco, allora, la necessità di ridar vita ai corpi intermedi capaci di mettere insieme persone, elaborare progetti, proporli alla politica perché poi essa se ne faccia carico. Dirlo però non vale a farlo. Perché potrebbe mancare la voglia dei singoli di aggregarsi e il tassello della cultura scambiata oggi per un ripetitore di cose già fatte altrove (i soliti noti televisivi che girano come ambulanti di piazza in piazza) o un mero gestore di contenitori. La cultura, che ha la stessa radice della coltura (agricola), è qualcosa che cresce a patto che sia innaffiata da un qualche forte visione dell’esistenza. Il resto è estetismo.

Questo la politica lo percepisce e, a volte, per rimediare, si crea i suoi propri corpi intermedi. Che però non vengono dal basso ma sono longa manus del potere di sopra. Ventriloqui, cioè.

E qui scatta il ruolo dell’informazione capace di cogliere germogli di novità, idee interessanti, personaggi di valore, accendendo fari, e andando oltre il comunicato e le conferenze stampa.

Adolfo Leoni, mercoledì 4 maggio 2022

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