Cuore spezzato: un formaggio e un pensiero all’Ucraina in fiamme. Ekateryna da Kiev a Fontegranne

Il cuore spezzato indica qualcosa che s’è infranto, lacerato, strappato. Ma non esclude che qualcosa possa ricomporsi.

Cuore spezzato” è anche un formaggio, anzi: il formaggio. Sembra blasfemo avvicinare il cuore al prodotto caseario. Non lo è conoscendo la storia di Ekateryna. Ekateryna ha gli occhi celesti, un bel volto, le mani grandi. È veterinaria. È ucraina. Ha 44 anni. È fuggita da Kiev portando in Italia tre figli (due ragazze e un ragazzo), sua madre e alcuni cani. Aveva una fattoria battezzata Libellula, sorgeva nei dintorni della capitale. Ora tutto è distrutto. I missili hanno colpito duro. Lo sappiamo. Lo vediamo in tv. Ekateryna è una profuga per guerra. Alcuni suoi amici sono morti. Raccapriccianti sono le foto della fattoria di una sua amica: una strage di animali ammazzati dai russi e non per fame.

Ekateryna al centro, Eros Scarafoni a sx e Alessio Cavicchi a dx

Ekateryna allevava capre di una specie particolare, producendo un formaggio di una specie particolare: lo StreKoza. Slow Food l’aveva intercettata. Tre anni fa era stata in Italia a rappresentare l’Ucraina al Festival del formaggio. «Bella la vostra terra, belle le vostre tradizioni», me lo dice in lingua russa, che parla correntemente essendo stata 10 anni in Russia. La app del cellulare ci aiuta nel dialogo. La incontro nell’azienda agricola Fontegranne di Belmonte Piceno. Eros Scarafoni l’ha accolta senza un minimo di titubanza. Un messaggio del prof. Alessio Cavicchi, oggi docente a Pisa, avvertiva di una donna casearia in cerca di ospitalità. Mobilitazione dei suoi amici marchigiani ed ecco Fontegranne aprire le sue porte e Belmonte Piceno darle rifugio.

Quando arrivo, Ekateryna sta nel laboratorio di Eros. Il lavoro è la stoffa dell’uomo. Sta producendo formaggio, il suo formaggio. Non dimentica la patria, vuole tornare, è cosciente del dramma, anzi, della tragedia. Allora, a quel prodotto, realizzato con il latte delle capre di Fontegranne, attribuisce un nome che contiene la sua storia, la storia di un popolo, la storia di un martirio. Lo chiama “Cuore spezzato”. «Cuore spezzato – Cuore spezzato. – ripete – Dedicato agli eventi in Ucraina!». Cavicchi lo ha assaggiato per primo. «Buonissimo» lo definisce, aggiungendo un particolare non trascurabile: «Vi assicuro che gli occhi di Ekateryna dicono tante cose. Ma anche quelli di Eros Scarafoni». Un lavoro insieme, sì, ma un segno di amicizia. Di più: di fratellanza, che supera la guerra e dà prospettive per il futuro.

Il formaggio ora è sul banco di Fontegranne. Acquistarlo darà una mano a Ekateryna, perché la Libellula torni a volare. A volare leggera. E sorridere alla vita.

Giovedì, 5 maggio 2022

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