Cartolibroemme. Piccoli librai resistono. E rilanciano

Due locali ampi. Pieni di luce. Pareti bianche. Libri alle pareti, per grandi e bambini

È la nuova Cartolibroemme. Sabato 11 giugno, la semplice cerimonia di inaugurazione. Fuori, ad offrire un aperitivo ad amici, conoscenti e frequentatori, il signor Massimo Cataldi, dentro, dietro al nuovo bancone, Luca, il figlio. Di generazione in generazione. Passione libri!

Agli avventori è donato un blocco per appunti. Molto sui generis: paginette con quadroni e copertina con un’immagine della Piazzetta di Fermo a fine Ottocento, senza auto, senza cartelloni pubblicitari, con gente radunata dinanzi al tempio di Sant’Agostino. Molti i tabarri e i cappelli.

Luca, il titolare

Sul retro del blocco due date: 1978 e 2022. E una scritta: La storia continua.

Perché ne scriviamo? Perché siamo frequentatori di quei locali e acquirenti di quei libri (preferiamo il contatto con il libraio, l’attesa di qualche giorno per un volume poco noto e che Amazon spedirebbe magari subito ma senza pathos), perché crediamo che i piccoli librai vadano sostenuti, presidio di libertà rispetto alle direttive delle grandi catene. Qui troviamo gli scrittori minori così come i più grandi. Quantomeno nell’intenzione.

«Oggi, – ci disse Massimo qualche tempo fa – insieme a qualche altra bottega, faccio parte dell’arredo di Piazzetta». Una scelta che però non ha mai messo in dubbio. E la novità odierna conferma. Anche perché la sua è una clientela formata da «affezionati, scontenti dei centri commerciali, e da universitari bisognosi anche di fotocopie e materiale didattico in genere».

Piazzetta è luogo particolare: piccolo paese nel cuore di una cittadina. Luogo ancora di incontro, intrattenimento, creatività. Magari il traffico non manca e i parcheggi scarseggiano. Allora, ci si ingegna.

Tornando alla Cartolibroemme, vorremmo riportare quanto ha scritto il Sole 24Ore per le piccole e libere librerie: «Non è una questione di nostalgia, attenzione, ma di geografia urbana, che è geografia sociale e vita della comunità. Una libreria non è mai solo un esercizio commerciale ma un aggregatore di contenuti, idee, cultura che supera certamente gli scarni dati economici. Purtroppo è su quelli che, però, si basa la vita di un commercio, ma non si tratta di un gioco a somma zero; e quando scompare una libreria, ci perdono tutti: anche chi non ci ha mai messo piede. La geografia delle città italiane, per esempio, continua a cambiare bruscamente con la chiusura delle librerie, soprattutto nei centri storici: è un dato dolente i cui effetti si sentono sulla distanza». Da noi, si resiste e si guarda avanti.

Adolfo Leoni, giovedì 16 giugno 2022

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