Torre di Palme. Le visioni di san Giovanni

Due ragazze ci sono andate. Un po’ per scherzo. Un po’ perché curiose. Un po’ perché salutiste e richiamate da un rito ancestrale nel periodo del solstizio d’estate. Venerdì scorso, ore sei, Torre di Palme, balconata che s’apre sull’infinito. Appoggiate alla balaustra hanno fissato il sole che nasceva lento: uno spicchio, poi una metà, quindi un disco fiammante e completo. Nel cerchio infuocato hanno cercato un volto. Anzi, una testa. Quella di san Giovanni. Ed il giorno, il 24, era proprio la ricorrenza della sua nascita. La nascita al mondo di san Giovanni il Battista. C’è bisogno di specificare “nascita al mondo”, perché i santi vengono ricordati nel giorno, sì, della loro nascita… ma al cielo, cioè la dipartenza per l’altra vita. San Giovanni fa eccezione, così come la Vergine Maria. Due casi a sé. Per dirne l’importanza.

Il san Giovanni decollato, di Caravaggio

Perché cercare quel volto di mattina presto, scrutando l’Est? Lo spiega la tradizione popolare. Ne ha attinto anche Gabriele d’Annunzio per La Figlia di Iorio. Fissando il disco del sole, appena sorto dalle acque, le giovani avrebbero scorto, nascente, il volto del Santo decollato. E colei che per prima l’avesse individuato sarebbe riuscita a trovar marito (o compagno, come uso oggi) entro l’anno. Attesa di matrimonio/convivenza, semplice sfizio giovanile e/o gesto originale? Magari, tutto insieme.

Perché proprio a Torre di Palme? Perché dal piazzale ci si spalanca sull’incommensurabile e perché nel borgo esiste una chiesa dedicata proprio al Battista. Minuscola, antichissima (X secolo), e costruita dagli Eremitani di sant’Agostino. Proprio il vescovo di Ippona, nella sua terra d’Africa, celebrava tra i primi san Giovanni, il cugino di Gesù, e già nel quarto secolo. E proprio venerdì scorso, in occasione de La Notte di san Giovanni, nel minuscolo tempio sono echeggiate le antiche credenze di popolo. Il racconto di una cultura altrimenti destinata ad essere dimenticata. Nella Grecia antica, ricordano gli studiosi di storia delle religioni, i due solstizi erano chiamati porte: La Porta degli uomini, quello estivo; La Porta degli dei, quello invernale.

Torre di Palme, uno dei borghi più belli d’Italia

La Porta degli uomini, annotava Alfredo Cattabiani,è volta a Boréa, a nord, come scriveva Omero nell’Odissea circa il misterioso antro dell’isola di Itaca. L’altra, quella degli Dei, è a Noto, verso il sud. Come dire: l’orizzontalità del mondo e la verticalità del cielo.

E, se aveste girato in questo periodo per le nostre campagne, avreste notato dinanzi ai campi di grano le croci di San Giovanni, protettore della fertilità della terra e dell’amicizia. Di cui c’è tanto bisogno.

Adolfo Leoni, domenica 26 giugno 2022

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