A piedi e a cavallo tra gli ulivi. A Falerone. Parlando di Atena e del Getsemani. Mangiando vincisgrassi

«Ambulate dum lucem habetis». Il motto campeggia da una meridiana sulla facciata ovest della dimora dei Bonfigli/Sponza, a Falerone, Contrada Piagge, 2. Le meridiane in effetti sono però due. La seconda guarda il sud. La frase latina attira, specie in questi mesi di preoccupazioni energetiche. È un po’ la rivincita delle società tradizionali.

«Camminate finché avete luce». La traduzione è semplice come lo sarebbe il comportamento. Nei tempi che furono, il giorno e la notte regolavano la vita. Ci si alzava presto per lavorare e ci si coricava presto per il meritato riposo. Alba e tramonto come l’alfa e l’omega dell’esistere.

La guerra in Ucraina ci ha messo in ginocchio. Ci chiedono di risparmiare luce e gas. Di tornare, alla fine, con i piedi sulla terra.

L’azienda agricola Bonfigli produce un ottimo olio e un gran vino cotto. L’edificio principale è ammantato da alti pini che svettano sulla campagna di Falerone.

A poche centinaia di metri, si erge la piccola chiesa di San Paolino. Il frontale è ricco di fregi. Qualcuno vi legge anche storie esoteriche con inclinazioni gnostiche.

Falerone fu vescovado prima che lo fosse Fermo. Siamo ai primordi del Cristianesimo nel sud delle Marche. Ci fu anche un contrasto tra le due città. Fermo prevalse. Oggi il titolo di vescovo di Falerone ancora sussiste ma come pura onorificenza.

Sporgendosi dal colle, guardando Servigliano, alla sinistra del fiume Tenna si intravede il molino Miconi. Se n’è parlato molto a MArCHESTORIE anche con una rappresentazione teatrale. Fu lì che i Francesi occupanti sorpresero e uccisero diversi Insorgenti tra cui Luigi Navarra. Era il 28 maggio del 1799.

Domenica 23 ottobre, l’azienda agricola Bonfigli ha accolto un gruppo di camminatori e cavalieri. La comitiva ha attraversato i filari di ulivo e ascoltato le storie di Falerone, dell’Insorgenza antinapoleonica e, in modo speciale, i miti legati all’ulivo. Come quello di Atena Pallade (Pallade per ricordare una compagna di giochi di cui la dea aveva provocato la morte accidentale). Zeus mise in competizione Poseidone ed Atena per un dono da fare all’Attica. Poseidone colpì il suolo con il tridente. Ne scaturì un cavallo, che avrebbe vinto ogni gara e ogni battaglia. Atena infilò invece la sua lancia in un pertugio di roccia. Da quella fenditura uscì un ulivo il cui olio servì a nutrire, medicare, incoronare. La dea vinse la gara e diede il suo nome alla maggiore città. Atena restò vergine. E più che ottimo è l’olio vergine ed extra vergine che il gruppo ha gustato.

Adolfo Leoni

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