Il “Cammino” poetico di Luigi Finucci

Luigi Finucci, fermano, scrive poesie. Le scrive per gli adulti e per i bambini. Lo abbiamo già incontrato quasi all’inizio della sua carriera poetica, qualche anno fa. Oggi ci arriva tra mano il suo nuovo lavoro. S’intitola “Il Cammino”. Lo ha editato Giaconi Editore che da qualche tempo, con il fiuto dell’imprenditore, ha colto la nuova sensibilità ecologica che si lega anche al muover lento. Finucci un cammino lo ha fatto sul serio e lo ha messo in versi. Il sottotitolo recita: “Sulle orme di san Francesco”, perché il viaggio a piedi Luigi lo ha compiuto percorrendo il Cammino francescano: quei 175 chilometri mappati, segnalati e più volte coperti dall’eclettico Maurizio Serafini & Company. Finucci lo ha intrapreso mesi fa: da Ascoli Piceno ad Assisi (ma lo si può fare ovviamente anche al contrario), passando per Comunanza, Amandola, Montalto di Cessapalombo, Polverina, Colfiorito sino alla patria del “Giullare di Dio”.

«L’inizio è un luogo sacro. – scrive Finucci, nell’incipit – Il coraggio di partire è custodito in un tabernacolo d’oro: invoca un silenzio che tra le strade si smarrisce…». Si capisce che è Ascoli Piceno il luogo d’avvio. Lo si capisce ancora meglio guardando il disegno a colori di Federico Buratti originario di San Severino Marche. Tutte sue e tutte originali sono le illustrazioni che arricchiscono lo scritto.

«Dove è quiete e meditazione, ivi non è preoccupazione né dissipazione». La frase è del santo di Assisi. Finucci la riporta, così come altre, a sottolineare il significato, la profondità dell’andare verso una meta. I protagonisti dell’ On the road di Kerouac andavano anch’essi, ma non sapevano dove. Era l’andare in sé. Qui no, nel Cammino di Finucci la meta è chiara. Così come chiaro, e riscoperto, è il senso che «La vita è fatta di piccoli frammenti. Gli incontri cambiano a seconda del punto in cui avvengono. Tutto cambia in base alla prospettiva: potrei essere amico di mio padre se solo non fossi partito prima…». Buratti disegna le arcate gotiche di una grande chiesa, il sentiero tra il verde, le colline marchigiane dove s’erge l’Ascensione, i piccoli paesi, le case abbandonate. «Il cammino conduce in luoghi isolati – nota Finucci – all’interno dei cunicoli dell’animo: la panchina è un invito a riflettere ». Come dire è buono e bello fermarsi, riposare, avere tempo di assaporare le cose, i paesaggi… la vita. Luigi è arrivato. Lo zaino è a terra. I raggi del rosone che Buratti ha disegnato riportano tutti ad un centro. Il poeta pensa al tronco forte di un albero, dalle radici salde.

Adolfo Leoni, Sabato, 12 novembre 2022

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