Monteverde. Il sentiero di Rinaldo e la fonte del lupo mannaro

La fonte è a tre vasche. Sessanta ciclisti, messi insieme dall’associazione Xtreme bike team in occasione dell’evento di Montegiorgio riguardante “Le dieci parole della Dieta Mediterranea”, stanno ascoltando un racconto. Tratta del Lupo mannaro, una leggenda legata alle grandi fonti dove il licantropo s’immergeva nelle notti di luna…

Il gruppo ha pedalato poi per un sentiero in leggera salita che s’apre proprio accanto alla fonte, e si lascia alle spalle il grumo di case di Monteverde. Sono arrivati sino alla strada provinciale, nei pressi della chiesina di San Liberato.

Io l’ho fatto a piedi, pensando che si può camminare la Terra di Marca per mezzo secolo e non accorgersi di alcuni luoghi molto suggestivi. Ho scoperto questa stradella grazie all’assessore Michela Vita che abita in zona. La spianata poco più sopra, che guarda i monti, è servita per lo spettacolo di MArCHESTORIE su Rinaldo da Monteverde.

Incombe il colle di santa Susanna dove s’ergeva il castello della schiatta dei Brunforte, che andò distrutto completamente. La saga disse che fu opera del demonio, la storia racconta dell’opera nefasta degli uomini. Nella notte della rappresentazione, un potente laser ha proiettato lo stemma dei Brunforte sui fianchi del declivio.

La campagna è ricca di ulivi. Il giorno del mio andare c’era gente intenta a raccogliere olive. Gente in maniche di camicia per la stupenda ottobrata. A terra, il telo verde per non perdere le drupe.

Il sentiero si snoda tutt’intorno ai piedi del poggio. Non s’incontra anima viva. Giusto il latrare lontano di cani e il prendere volo improvviso, al passaggio umano, di uccelli dagli arbusti del pendio. La rugiada rende d’argento l’erba del sentiero. «Il silenzio – ha scritto l’abate generale dei Cistercensi, padre Mauro Lepori – è l’orecchio del cuore».

Poco più avanti, un altro slargo e l’odore di un recente taglio di erba medica. A destra, salendo, c’è il mondo della natura, con il verde dei campi e degli alberi. A sinistra, lungo la piana del Tenna, c’è il grigio dei capannoni industriali. C’era Falerio Picenus poco più a ovest, e c’era Tignum poco più a est.

Vicino ad un casolare pericolante trovo rovi di more rinsecchite. Nessuno che abbia colto questo frutto di bosco.

Sono arrivato alla strada provinciale. Torno indietro. Monteverde possiede una piccola chiesa. Entro: è linda. Il sacerdote prepara per la santa messa.

Mi viene in mente una frase di Umberto Galimberti: «Nella vita, non andiamo avanti perché qualcuno ci spinge, ma perché qualcosa ci affascina».

Adolfo Leoni, domenica 20 novembre 2022

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