“Lo sguardo” di don Giordano

Giordano Trapasso ha scritto un nuovo libro. Circola da pochi giorni. S’intitola “Discernimento. Una questione di sguardo”. Il volumetto di 123 pagine edito da AVE è un percorso di meditazioni attraverso alcuni brani biblici. Don Giordano, sacerdote dell’arcidiocesi di Fermo da 25 anni, è vicario per la Pastorale e per il Clero, assistente unitario regionale e diocesano di Azione cattolica. Svolge anche un servizio molto delicato: quello di esorcista. Al suo attivo ha numerosi titoli accademici e da poco ha dato alle stampe per la casa editrice Cittadella il volume “Uomo, religione, sacro, rito, comunità in un cambiamento d’epoca”.

La copertina di Discernimento riporta l’immagine del Cristo Pantocrator presente nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai. Uno sguardo profondo, quello del Pantocrator, che indugia su chi lo fissi, che apre a dimensioni diverse nell’io di ognuno.

Don Giordano Trapasso

E proprio sullo sguardo insiste Trapasso, uno sguardo che, se ben indirizzato apre ad altri punti di vista, rendendoci più veri e meno esposti al potere dei media e delle troppe parole d’ordine omologanti.

“Alzo gli occhi verso i monti: da dove mi verrà l’aiuto?…”, recita così la prima strofa del Salmo 121 con cui Trapasso apre la sua riflessione. Il cammino, la salita, il paesaggio che muta e lo sguardo che si fa più acuto. Ma abbiamo bisogno di altri, abbiamo bisogno di un Altro, dice il sacerdote/filosofo, “non bastiamo a noi stessi”. E “non è sufficiente uno sguardo orizzontale…” ne occorre uno verticale, “uno sguardo rivolto alla trascendenza e accompagnato da un interrogativo che diventa allora invocazione: da dove mi verrà l’aiuto?”. E la risposta: “Il mio aiuto viene dal Signore”.

Della necessità ormai improrogabile di cambiare e alzare gli occhi ha scritto anche lo psicoterapeuta Claudio Risé ne “Lo slancio verso l’alto. Piccolo manuale per puntare al cielo”.

Don Giordano è come se ci dicesse che c’è un tesoro da scoprire in noi, ma occorre una chiave per dischiuderlo. E quella chiave sta nel cuore. Un cuore lento che “non ha più passioni, entusiasmo, interesse; è un cuore diventato menefreghista, cinico, in qualche modo materialista.”

Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi” ripeteva Saint Exupery ne Il Piccolo Principe intendendo che lo sguardo orizzontale non coglie tutti gli elementi della vita.

Cambiare prospettiva, dunque, guardare alla realtà con occhi diversi. Ma il nostro sguardo cambia – conclude Trapasso – se esso incrocia “lo sguardo di Cristo”.

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