Cammino la Terra di Marca. A Fermo, tra toponomastica e storia

Ci sono due tipi di barbari: quelli che hanno ridisegnato, pessimamente, l’urbanistica dei paesi, e quelli che ne hanno cancellato la toponomastica.

Il centro di Fermo si è salvato, eccetto rari casi, dal primo e dal secondo male.

Oggi compio un cammino intra moenia, gioco in casa e vicino casa.

In via Lattanzio Firmiano rasento l’enorme convento delle suore Clarisse, «piccolo gregge che l’altissimo Padre generò nella sua santa Chiesa per imitare la povertà e l’umiltà del suo Figlio e della gloriosa Madre Vergine». Così scriveva Santa Chiara delle sue figlie.

A Fermo ne è rimasto un piccolissimo «gregge».

dav

Via Sabino ricorda Clelio, come scriveva Tito Tomassini nell’insuperabile volume La città di Fermo nella toponomastica, Livi editore. Amico di Plinio il Grande, fu «celebre per aver difeso la causa dei Fermani contro Falerone». Prendo la via di San Luigetto, quella che sovrasta via del Bastione con i resti delle mura Cnquecentesche. Nessuno. Giusto due giovani abbracciati, studenti sicuramente, in barba alla scuola. Mi piace.

Una bella edicola votiva porta l’immagine della Madonna della Pietà. Si passeggia senza slalom di auto. Vista incredibile: est e ovest in un unico abbraccio. Più sotto, coperte dal verde, una serie di discutibili costruzioni. Anche un malinconica Casa della mamma e del fanciullo.

Erano gli anni Cinquanta-Sessanta, boom della FIAT 600 e della lavatrice. Quando anche i figli erano sentiti ancora come grazia di Dio.

Attraverso la strada senza alzare gli occhi all’Hotel Astoria: discutibile per architettura, ottimo per cucina.

Non guardo. Punto deciso per via San Tommaso. Non il santo d’Aquino, che colleghi e studenti chiamavano «bue muto» e mansueto. Ma il Tommaso di Canterbury. Il Becket di Eliot e di Anouihl. Nei pressi c’era una chiesetta del XIII secolo.

Sosto accanto a una torretta. Le case, sia quelle ristrutturate che quelle bisognose di interventi, sono tutte belle e sempre baciate dal sole. Un piacere essere lì.

Nei giorni scorsi, su facebook, Franco Marinucci, fotografo peripatetico, ha immortalato il Largo Fonte di Rialto. Ci si arriva proprio da San Tommaso. C’era una fonte, un tempo, come si vede bene dall’arcatura a protezione. Puntare sul turismo è anche ripristinarla. Lancio la proposta. Così come, con Antichi sentieri Nuovi cammini, lanciammo e vincemmo quella con la fonte di Molini Girola tornata a splendere grazie all’amministrazione di prima e a quella di ora.

Rialto. È tutto dire. E prima di tutto è dire degli stretti rapporti con Venezia, la Repubblica Serenissima, i doge già podestà di Fermo, ed anche con le stamperie venete e i pittori dell’altra costa.

Risalgo lentamente. La chiesa di San Gregorio ha il campanile con le campane. Sembra ovvio ma non lo è dappertutto. Il Consultorio Famiglia Nuova ha qui la casa madre. È consultorio e mediazione familiare, centro di solidarietà alla vita, attività culturali e formative.

Imbocco via Colucci. Giuseppe, autore delle monumentali Antichità Picene, nativo di Penna San Giovanni, «studiò nell’università di Fermo e nel collegio dei Gesuiti». A destra, salendo, una vetrata e locali abbandonati. Era il diurno dei nostri anni liceali, con boccette e calcio balilla.

Presente e passato. Mix di racconti e ricordi.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 11 novembre 2018

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑