Gente di Campo. Lumavite: vino e genius loci

Contrada San Colomba, Rapagnano. Strada piena di sole. Un tempo ci giocavano a ruzzola, usando il formaggio. Ora, è celebre per le vigne.

L’Azienda agricola Lumavite si trova a metà collina. I filari si srotolano verso la piana del Tenna. È un mare di colori che va dal marrone al rosso incandescente, sino al giallo ocra.

Adaspettarmi, nella parte sottostante il grande laboratorio, c’èAndrea Viti, direttore dell’azienda (l’agronomo e cantiniere èinvece un altro Andrea: Renzi, mentre l’enologo principe è GiovanniBasso).

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La barba a punta di Viti ha lo stesso colore di alcune foglie ancora sui tralci. Sicuramente una identificazione, così come identificazione è tra i vini in cantina e il genius loci. D’altronde, il titolare Giancarlo Testa si è sempre impegnato per questo e su questo: identità! identità! identità!, recuperando la passione dei nonni che erano già proprietari di vigneti ma in altro comune.

Basti ricordare il nome di un vino: il Vidacilius, che fu anche nome di un prode guerriero piceno. «Sorseggi e immagini, – si legge in un tascabile della Lumavite – ascolti eco lontane e ti par di vedere uomini in arme e cavalli al galoppo».

L’azienda agricola nasce nel 2002 con l’acquisizione di un podere di circa otto ettari, appunto nel comune di Rapagnano, dove «storicamente veniva coltivata la vita e dove da oltre 70 anni era presente una piccola cantina di vinificazione per la vendita locale».

Tre i vitigni del rosso, che è il prodotto di punta: Montepulciano, Syrah e Sangiovese.

Altrettanti per il bianco: Trebbiano, Passerina, Pecorino.

Trentamila le bottiglie immesse sul mercato, di cui 23 mila proprio di rosso.

Lumavite vende in Italia, Svizzera, Svezia ed anche in Giappone.

I sui vini vanno nei ristoranti stellati e nelle enoteche di prestigio.

Ottimo il rapporto qualità/prezzo che si aggira su una fascia da 12 a 15 euro.

Andrea mi parla con alle spalle una sorta di rastrelliera che lui chiama bacheca. Ci sono bottiglie allungate per annata: dalle prime tre etichette: Vidacilius, Tusiano e Frasseto, alle sette di oggi che, alle prime tre, aggiungono Sessantaditino, Sami, Lafrenios, Fos (quest’ultimo è un rosato).

Come è andata la vendemmia 2018? «Ottima per qualità e volumi» mi risponde Andrea mentre passeggiamo osservando la vigna.

Rispetto della terra: è la bussola del patron Testa. Qui «non si utilizzano né diserbanti né pesticidi, concimazione organica con letame e sovescio di leguminose, utilizzo di lieviti “selvaggi” e non selezionati nella vinificazione, non filtrazione al momento dell’imbottigliamento».

Saluto Andrea. Ci vedremo alle Quinta Fiera delle Qualità a Montegiorgio, il 9 dicembre prossimo. In attesa di portare da Vidacilius e Lafrenios la grande carovana dell’International Student Competition di maggio prossimo. Per raccontare loro la bontà della nostra terra, «per riannodare le radici che è il compito che ci spetta». E per ridire a tutti, specie ai giovani, che «il buon vino si fa in vigna e non in cantina».

Riprendo il sentiero di terra battuta. Più suggestivo dell’asfalto…

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì,16 novembre 2018

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