Un breve reportage dal Fermano. Quella sensazione di sospensione al tempo del virus… e la vita che va avanti

Il primo atto della prima giornata del vero restringimento civico è l’acquisto del quotidiano. Secondo: il pane. La zona di Piazzetta a Fermo è già in movimento, manca però la consueta vivacità. È come un non detto in ognuno di noi: preoccupazione più che paura. Di passanti non ce n’è. Di auto sì, in numero superiore al solito. Armato di mascherina ma non di scarponi, ho deciso di attraversare in macchina un pezzo del Fermano. Superata porta San Giuliano, dove incrocio pedoni forse ignari delle disposizioni restrittivi del Governo, alcuni tecnici della TIM, mascherine in volto, stanno armeggiando intorno alla loro auto.

Servigliano, il parco da cui s’accede per il fiume Tenna

Sono le otto e trenta: inizio lavoro. Un gruppo di operai allunga cavi all’angolo nord delle officine dell’ITI Montani. Quattro uomini stanno pulendo le due scarpate di fronte all’IPSIA vuota di studenti. Scendo al Tenna. In zona Molini, dove è in costruzione la nuova rotonda, di operai non ce n’è. Dieci auto sì e no al solitamente gremito piazzale dell’OASI. Vuote le stazioni di rifornimento. Davanti a me tre auto a velocità ridotta, come per non disturbare. Un’amica mi ha fatto notare che si cerca di evitare incidenti per paura di non essere soccorsi. Attraverso la zona degli Archetti e Osteria di Rapagnano. Non si incontra anima viva. Tutto sembra immobile e sospeso. Alla CONAD di Piane di Magliano di Tenna cinque persone cinque sono in fila davanti all’ingresso. Auto, invece, dinanzi al calzaturificio Melania. Si produce, grazie a Dio. Prendo per Grottazzolina. Salgo verso il centro storico. Muratori sono all’opera intorno ad un’abitazione. Non c’è traffico neppure di mezzi. Un’anziana dal grembiule a fiori sta dando acqua alle piante del giardino. Chiuso il bar in centro: servirebbe nessuno. Un furgone fa manovra dinanzi al palazzo comunale. Direzione: Belmonte Piceno. Sono l’unico sui crinali. Ultimi tornanti prima del centro. Sulle paline pubblicitarie i Dik Dik sorridono da un manifesto per la festa della donna. Rallento. Un vecchio sta spaccando legna nell’orto. Indossa una coppola siciliana. A guardarlo c’è un bambino, stranamente fermo, quasi sbalordito. Una donna sta dinanzi ad un negozio di piantine e alimenti per animali. Il comune ha le finestre aperte e il portone accostato. Il sindaco Ivano Bascioni mi dice: è una cosa storica, ne parleranno i libri futuri, forse non ne abbiamo coscienza sino in fondo. Da Querciabella e Castagneto mi dirigo a Montegiorgio. Un enorme manifesto recita: Andrà tutto bene. Giro in piazza Matteotti. Il nuovo caffè-ristorante l’aveva ravvivata. Il virus l’ha ributtata giù. Vuoto il piccolo centro di Monte Vidon Corrado. Spettrale quello di Falerone. Le bandiere del municipio sono state raggomitolate dal vento. Raggomitolate: come le persone. A San Paolino, un uomo ha messo scarpe da trekking e affronta la selva sottostante la chiesa longobarda.

Anche le Piane, negli ultimi anni molto vive, sono oggi desolate. Servigliano è deserta. Unica presenza una decina di macchine in piazza e una squadra di muratori a smontare l’impalcatura di un palazzo. Non posso chiudere così. Avanzo ancora un po’: bivio per contrada Rocca. Lascio l’auto, m’incammino a piedi, siedo all’inizio di un bosco. Il sole è caldo. Le margherite sono fiorite. La vita va avanti. Comunque!

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