Potenziare l’ospedale di Comunità. Il sindaco di Montegiorgio chiede più servizi. Ed ora tocca ad Acquaroli

Dicono che tre siano le caratteristiche di una civile società: lo stato delle carceri, della scuola e degli ospedali. Con il Covid-19, questi ultimi sono riemersi prepotentemente e drammaticamente da un certo oblio e dai miopi tagli imposti dalla politica. Ora gli ospedali, specie di periferia, tornano centrali, quanto meno nel dibattito odierno. Ma cosa si può fare per il prossimo futuro? Iniziamo un viaggio attraverso di essi. Aiutati dai primi cittadini. Oggi siamo con Michele Ortenzi, sindaco di Montegiorgio

Qual è la situazione attuale dell’Ospedale Diotallevi di Montegiorgio?

«La struttura di Montegiorgio è stata riconvertita alcuni anni fa, oggi non possiamo più definirla “ospedale” cosi come tradizionalmente inteso. La definizione appropriata è Ospedale di Comunità. All’interno della struttura è presente il distretto sanitario con i servizi ambulatoriali, 20 posti letto di cure intermedie, il Pat (Punto di assistenza territoriale) con possibilità di diagnostica (servizio rx, ecografie etc), il punto prelievi. La nuova amministrazione regionale si è impegnata in campagna elettorale, anche alla luce delle criticità emerse a causa del Covid-19, a rivedere il piano socio-sanitario e quindi le strutture periferiche. Personalmente non credo si potrà tornare a una nuova riconversione delle strutture già riconvertite, per tutta una serie di questioni, prima fra tutte quella economica».

Come valorizzare allora le strutture periferiche?

«Facendo funzionare al meglio quello che oggi c’è e mi spiego. Per Montegiorgio, qualora non fosse possibile riattivare dei posti di medicina generale, si dovrebbe innanzitutto potenziare il reparto di “cure intermedie”, nel senso che il presidio medico dovrebbe esserci per le intere 24 ore (non 12 come adesso) magari coinvolgendo nella gestione i medici di medicina generale cosi come sarebbe dovuto essere fin dall’inizio. Giacché poi la struttura sarà oggetto di adeguamento sismico ed efficentamento energetico (progetto di 4 milioni da sisma 2016), potrà essere riutilizzata anche l’ala che ora è chiusa. Quindi i posti letto potrebbero essere aumentati e portati da 20 a 40 vista la richiesta attuale e le previsioni future di fabbisogno».

Altri potenziamenti?

«Sarà importante anche potenziare il punto di primo intervento (PAT), renderlo attivo h24, e

aumentare le prestazioni che possono essere eseguite senza dover ricorrere al Pronto Soccorso di

Fermo. Anche il distretto con i suoi ambulatori richiede una maggiore attenzione: ci dovrebbe essere una presenza di tutti gli specialisti, che si occupano delle branche principali della medicina, almeno due volte la settimana. Ciò non accade ora, anzi, spesso alcuni settori importanti e fondamentali sono completamente sguarniti».

Destinazioni specifiche?

«Perché, ad esempio, non potenziare la diagnostica con nuovi macchinari per la radiologia ed ecografia, tac e risonanza magnetica? Un centro diagnostico moderno e funzionale sgraverebbe l’ospedale di riferimento (Fermo) di molte prestazioni e porterebbe dei vantaggi importanti alla popolazione dell’entroterra vista la posizione baricentrica di Montegiorgio nella media valle del Tenna».

Adolfo Leoni, Mercoledì 2 dicembre 2020

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