La storia di Morgana. Nuova fiducia nella vita

Morgana è il nome che le sarebbe piaciuto. Ed è quello che sceglie per la nostra chiacchierata.

Lei ha vent’anni e una storia travagliata alle spalle. Alta, snella, capelli lunghi, mani affusolate, unghie lunghe dai colori diversi. Ci sediamo intorno ad un tavolo della Fondazione Sagrini, a Fermo. Indossa un giubbino di jeans. Parla lentamente, come soppesando le parole. È pacata, riflessiva. «Non voglio più avere fretta, non voglio più correre» dice, «voglio vivere felice». Non lo è stata nell’adolescenza. Tre anni fa ha denunciato suo padre per violenze fisiche e psicologiche. E ha dovuto abbandonare la famiglia di origini non italiane. Due volte ha tentato il suicidio. Due volte è stata ricoverata in ospedale.

La prima a soccorrerla è stata una insegnante dell’ITI Montani, scuola che Morgana ha frequentato con successo. «La prof. mi ha sostenuto al momento della denuncia e mi ha preso con sé per un mese». Poi l’affidamento ad una comunità fermana dove però non si è trovata bene. Infine, da due anni l’ospitalità presso la Fondazione Sagrini. «È la mia nuova famiglia, – spiega sorridendo – il mio punto di riferimento. Ho capito che gli educatori – cita spesso Laura Censi – tengono a me al di là della professione che svolgono e dell’orario di lavoro. Sono umani». «Umani» lo ripete più volte, sottolineando che «oggi è difficile incontrare gente così». Morgana sta recuperando un po’ alla volta la fiducia nel prossimo. «Quando sono arrivata al Sagrini quasi non parlavo, ero diffidente. Ora molto è cambiato» Cambiato nei rapporti sociali e nella sua vita scolastica. Si è diplomata all’ITI con 80 su 100, votazione tra le più alte. Quindi ha tentato di entrare a Medicina. Ma il test non è stato superato. Si è iscritta a Biologia per poi virare verso Ingegneria gestionale. «Una facoltà che mi piace. La mia precedente scelta di Medicina era dovuta alle insistenze di mio padre: ho capito che era un suo vecchio condizionamento». Gli chiedo della famiglia, che non vive più in Italia. «Mi mancano i miei fratelli, sono anni che non li vedo» risponde, aggiungendo subito dopo «comunque mio padre resta mio padre, nonostante tutto». Tempo fa ha acquistato un quadernone per raccontarsi. Sul suo comodino staziona lo Zibaldone di Leopardi. Che farà una volta laureata? «Dopo la Triennale cercherò un lavoro. E la Magistrale mi piacerebbe farla a Milano o Torino». Intanto, ha ripreso ad uscire con gli amici. E si ripete spesso: «Morgana, devi rialzarti!».

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Sabato, 22 maggio 2021

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