Corpi intermedi. Dal Fermano un esempio. Lo evidenzia il dibattito sulla A-14

Arretramento della A-14. Torno sull’argomento, sicuramente perché la proposta va tenuta in debita considerazione e non scartata all’origine, e anche perché il meccanismo che la sottende risulta interessante e forse poco percepito. Ricostruiamo il quadro complessivo che, altrimenti, nella frantumazione localistica dell’informazione, rischia di affogare in un diluvio mediatico. Un insieme di persone facenti capo alla Fondazione San Giacomo della Marca nei mesi scorsi ha lanciato una proposta: verificare con Regione e Ministero la possibilità di arretrare la A-14 avvicinandola all’entroterra, superando così lo scoglio degli intasamenti viari e dando respiro alla costa. Un gruppo di sindaci, dal litorale di Porto San Giorgio alla zona pre-montana di Smerillo, si è detto d’accordo. Mentre si colloquiava con la Regione di Francesco Acquaroli e con alti dirigenti del Ministero per le Infrastrutture, veniva redatto un testo che alcune amministrazioni comunali hanno già approvato. Si tratta di una delibera di consiglio che chiede al Ministero competente l’arretramento autostradale. È sceso in campo il comune di Smerillo, quello di Servigliano, di Rapagnano, di Monteleone di Fermo, Belmonte Piceno attende la convocazione del consiglio comunale, Montefalcone sta approfondendo. Completamente a favore sono il sindaco Loira di Porto San Giorgio, Luca Pezzani di Petritoli, Cesaroni di Comunanza. Ha preso posizione contraria invece il Coordinamento ambientalista del Fermano, tra cui Italia nostra e WWF.

Dove sta la novità? Al di là dei contenuti, la novità va colta nell’intermediazione, nell’esprimersi cioè, proporre e prendere posizione, di realtà aggregative (Fondazione, Ambientalisti, enti locali) non dipendenti, o non direttamente dai partiti politici. Proprio dal nostro territorio, magari inconsapevole, viene una risposta alle preoccupazioni di numerosi studiosi della politica che vedono nella disintermediazione – nella fine dei corpi intermedi – favorita dai social, che polverizzano, così depotenziandola, l’azione propositiva delle persone, un grosso problema per la democrazia rappresentativa. Luciano Violante ha scritto: «Senza corpi intermedi l’Italia è spaccata tra ribelli e caporali», tra ribellismo degli insoddisfatti e risposte di terza scelta.

Gli ha fatto eco il prof. Giorgio Vittadini: «I corpi intermedi sono stati, dal Secondo dopoguerra a tutti gli anni Ottanta, un fattore fondamentale della democrazia e dello sviluppo civile ed economico, rendendo possibile il confronto tra il centro politico e la molteplicità di interessi, esperienze, tradizioni che costituiscono il nostro Paese». Presentando il recentissimo volume, Perché insieme. Natura umana e corpi intermedi (Guerini e associati), l’imprenditore Michele Tronconi ha sostenuto che “In un mondo come il nostro, improntato all’individualismo la pandemia ha comportato un cambio di priorità, che ha riportato l’attenzione su quei meccanismi e quegli apparati che consentono di riportare gli individui ad essere ascoltati evidentemente non più solo come individui, ma come persone che condividono una condizione comune. E in questa condizione fanno e vivono qualcosa ‘insieme’. C’è chi è tornato a usare il sindacato, chi a collaborare con l’associazione di quartiere e via dicendo. Ma il dato fondamentale è il ritorno sulla scena di modi che permettono di far sentire un’esigenza e, nello stesso tempo, permettono a chi governa di interloquire in maniera mediata con l’individuo. Si è dunque riscoperta la necessità dei corpi intermedi”. Garanzia di libertà. Senza queste aggregazioni, il rischio lo indicava già Vaclav Bêlohradský di Charta 77, “…gli Stati si programmano i cittadini, le industrie i consumatori, le case editrici i lettori, etc. Tutta la società un po’ alla volta diviene qualcosa che lo Stato si produce”.

Esiste però pericoli: che i corpi intermedi si chiudano a riccio, difendano il loro specifico a prescindere dagli interessi collettivi, trasformandosi in blindate corporazioni; e che la classe politica sia sorda o incapace, sentendosi come espropriata, di cogliere le necessità fattesi proposte.

Adolfo Leoni, giovedì 13 gennaio 2022

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