Alla scoperta dei borghi: Montefalcone Appennino

“Signore, i soldati fermani sono dentro al castello. Anche la rocca è perduta”. Rinaldo guardò giù dai merli: il piazzale brulicava di armati, ma le insegne non erano della sua gente. Qualcuno aveva spalancato le porte dell’altrimenti imprendibile fortezza di Montefalcone. Fuggire? Restava un percorso irto di pericoli che scendeva dalla rupe. Ma come fare con la famiglia al seguito? E poi non c’era più tempo. Catturato insieme ai figli, Rinaldo da Monteverde fu condotto a Fermo, fatto salire sull’asino all’incontrario, portato in Piazza grande e decapitato…

La Rocca di Montefalcone Appennino

Guardare dalla parte del fiume Aso l’enorme parete scoscesa di Montefalcone Appennino fa quasi paura: quel taglio nel monte incombe e forse suggestiona. Tutt’intorno c’era un castello. Tornano così le immagini di sette secoli fa. Quelle del controverso condottiero e dei Domini contadini.

Con i suoi 757 metri sul mare, aria pura, scorci affascinanti, Montefalcone Appennino oggi è luogo di villeggiatura. Salendo sino ai mille metri del punto trigonometrico, capita di cogliere il volo dell’aquila, quella amata da Zeus, prediletta da Aléxandros, identificante san Giovanni evangelista ed emblema proprio di questa cittadina. Il balcone, sopra la rupe, si spalanca sull’infinito. Accanto sorge la chiesa di San Pietro in Penne, è del 1300. Ha un abside che non guarda l’Oriente, come nell’architettura cristiana tradizionale, ma l’Ovest: la montagna della Sibilla, con il suo antro e le sue leggende.

La Rupe

Lungo la strada che porta a Smerillo un convento ricorda Matteo da Bascio all’origine dei Cappuccini. In centro, la chiesa di San Michele Arcangelo conserva i quadri del dimenticato don Giuseppe Toscani. Il vicino Palazzo Felici, del 1600, accoglie il museo dei fossili, un quadro dell’Alamanno e il Centro di Educazione Ambientale. Il fabbricato antico con loggetta del ‘500 fu casa natale (1908) della venerabile Paola Renata Carboni. Il grande traforo del 1832, nel ventre della montagna, resta opera affascinante così come la più sopra posta chiesa di Santa Maria in capite scalarum.

Nel bosco rigoglioso risuonano spesso le note del sax del celebre maestro Massimo Mazzoni: lui si esercita e incanta.

Sotto la rupe, si spandono grumi di case circondate da ulivi e soprattutto noceti di cui si raccontano storie strane che legano questi alberi al noce di Benevento dove, ogni anno, si davano appuntamento le streghe italiche.

Terra di Marca. Terra Felix: non solo felice, ma fertile. E in ogni senso.

Adolfo Leoni, domenica 10 luglio 2022

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