Il Ventennio di Gianfranco Fini (di Adolfo Leoni)

E’ invecchiato. Dimagrito. Nell’incedere, ha ancora un accenno da protagonista. Ma meno accentuato di un tempo. La dialettica però è la stessa. E il suo libro “Il Ventennio. Io, Berlusconi e la destra tradita” è un’autocritica. Gli errori commessi sono tanti.

Ieri pomeriggio, sala dei Ritratti di Fermo. Fuori nevica e fa freddo. In sala ancora qualche barlume della vecchia fiamma tricolore (qualche nostalgico), e alcuni “quadri” del tramontato Futuro e Libertà (Franca Romagnoli, consigliere regionale, Giulio Agostini ex consigliere regionale, e poi assessori e consiglieri comunali), alcuni estimatori e qualche contestatore.

Gianfranco Fini è sul palco con me e con Lolita Falconi, caposervizio del Corriere Adriatico. Ho letto il libro attentamente. Ho una raffica di domande da porre. Cinque pagine. Alcune provenienti da 35 anni fa. Lolita va sul presente. Chiede di Berlusconi.

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Non mollerà, risponde Fini. Anche fuori dal Parlamento continuerà la sua politica. D’altronde fuori dal Parlamento ci sono anche Grillo e Renzi. Farà una politica estremista e anti europea, cercando di intercettare le proteste popolari.

Ma che farà Fini? Non si candiderà più. Ma continuerà a far politica sotto altre forme: associazioni, convegni, fondazioni, libri.

Gli chiedo se abbia contezza di aver lasciato la “casa del padre” (lo disse a Fiuggi chiudendo l’MSI-Destra nazionale) per entrare nella casa del padrone ovvero dell’amministratore unico del PDL (Berlusconi).

Mi risponde che il passaggio ad An si doveva fare e anche quello nel PDL. C’era tutto un mondo in evoluzione e nuovi aggregati a sinistra. Anche la destra doveva stare unita. Poi, il leader Berlusconi, nonostante i patti notarili, sì è rivelato per quel che era: il padre-padrone. Il capo assoluto, che pretendeva dai suoi uomini di essere ben rasati, né barba né baffi…

La Bicamerale poteva cambiare le cose della politica in Italia, il paese poteva avere una svolta. Quando Berlusconi mandò per aria il tavolo, perché Gianfranco Fini non mandò per aria l’alleanza?

Forse, con il senno di poi, oggi l’avrebbe fatto.

C’è poi il tema legalità. Legge e ordine per Fini. Difesa dei propri interessi per il Cavaliere. Neppure qui la rottura. Anche qui l’errore.

Fini, Tarchi, Destra Nuova e Nuova Destra.

Fini ammette: nel 1977 non vinse lui le elezioni a presidente del Fronte della Gioventù (organizzazione giovanile del MSI), le vinse Marco Tarchi, leader della Nuova Destra di ispirazione francese, che voleva superare il Fascismo, contaminarsi con la sinistra ribelle, accentuare la politica a difesa dell’ambiente, rompere con le destre conservatrici e reazionarie. Fu Almirante a scegliere il più organico al partito. E’ la designazione fu quella di Fini.

Domanda velenoso: 20 anni al Governo, nelle regioni, nei comuni, nessun mutamento culturale. An s’è solo interessata di saccheggiare la RAI, secondo Pietrangelo Buttafuoco?

Risposta al cianuro: Buttafuoco non l’avrebbe detto se lo avessi aiutato ad entrare nel CdA Rai!

Ed ora?

Giulio Agostini parla di immense praterie su cui lavorare: il 50% delle persone non va più a votare…

Fini lo ha scritto nel suo libro: ci sono temi da rilanciare: la legalità, la solidarietà, la coesione nazionale, l’europeismo.

“Ammesso di esserne capace, cercherò insieme ad altri amici di dare un contributo di idee e di proposte per definire la fisionomia di una destra italiana finalmente analoga, pur nella specificità nazionale, a tante formazioni europee”.

Termina qui l’incontro. Fini  appone la firma su diversi libri. Fuori è freddo. La fiamma s’è spenta.

C’è un “mondo” alla ricerca di un approdo. Mai più la Casa del padrone però.

 

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