Minori… per modo di dire. Il commercialista di paese e la vena del poeta. Adriano Mecozzi

Se gli domando che professione eserciti, la risposta è immediata: «Commercialista di paese». Ci ha scritto anche una parodia: alcune paginette simpatiche e satiriche. Non che Adriano Mecozzi (57 anni) voglia sminuire il suo mestiere, che è proprio quello del commercialista, con laurea alla Politecnica delle Marche. Ma l’intento è di focalizzare una figura diversa dal commercialista freddo e distaccato di città. Quello di paese ha un contatto diretto non con le aziende ma con gli uomini delle aziende. Ne diventa quasi un confessore, sicuramente un confidente. Con tutto quello che ne consegue. Anche di essere fermato in auto per strada dai clienti/amici e, abbassati i finestrini, di essere sottoposto lì per lì a raffiche di domande su iva, fatture da emettere, scaglioni di reddito, magari anche in giorni di festa.

Ma non è di questo che voglio parlare. Il dr Adriano ha scoperto il gusto di scrivere. Una vena poetica, ma non solo. L’incontro con don Luigi Giussani è stato fulminante. I versi li ha tenuti per qualche tempo nel cassetto, o forse tra i manuali di diritto commerciale. Poi, ha deciso: ha rotto il ghiaccio e iniziato a pubblicare. Ne è venuto fuori Il Bucaneve, una serie di poesie sgorgate dal profondo dell’animo. Altre ne ha pronte, «una cinquantina», dice lui. Il nuovo volume uscirà a fine anno. L’editore è lo stesso: Albero Niro.

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Il dr Mecozzi

Ma non sarà l’unica novità del 2018. Tra qualche settimana andrà in libreria Un mondo e una via.

Il mondo è quello nostro attuale, rimeditato; la via è via Angelo Biondi, si trova in Amandola, dove Adriano vive e lavora. È la via della sua infanzia, dei giochi con gli amici, delle prime marachelle e delle prime cotte.

Il volume ha avuto un gestazione di due anni. Mecozzi ricorda esattamente quando l’idea è scattata. «Ero a cena con un gruppo di amici: quelli della mia strada. Abbiamo raccontato e rievocato episodi. Mi sono emozionato. Ho preso appunti». E ha scritto. Cogliendo un aspetto che poi ha sviluppato confrontandolo con i suoi studi di economia: il valore della comunità, valore sociale, morale ed economico.

Che cosa ha permesso all’Italia di attraversare e superare le crisi dei primi anni ’70, tra cui il razionamento del carburante e la penuria di petrolio? Un legame forte, una coesione sociale, una rete vera, si risponde Adriano. Erano gli anni, riflette il nostro commercialista-scrittore, in cui «lo Stato faceva lo Stato, e quando mancava il lavoro si attivavano le opere pubbliche; la lira operava più liberamente; ma le comunità facevano tutto il resto. I riferimenti erano forti: famiglia, scuola, parrocchia».

L’autore vuole contribuire alla rinascita delle sue montagne. Un capitolo è dedicato proprio a I Paesi nostri. Mecozzi guarda ad Amandola, a Comunanza e al bacino industriale. Reggerà? O ci sarà bisogno di ripensare all’artigianato, al piccolo commercio, alla piccola impresa, alla ripresa delle Comunanze agrarie, pensare alla Città dei Sibillini.

Uno sguardo nostalgico per il bel tempo che fu? «No di certo» sottolinea Mecozzi, «Però va preso il buono laddove c’è». Da buon seguace di Giacinto Auriti, fa un esempio che riguarda la rarità monetaria. Anni fa i denari dovuti per acquisti soprattutto di alimenti e abbigliamento venivano appuntati su libretti neri, e i conti si pagavano a fine mese. Ma se il creditore che gestiva un negozio di alimenti era debitore verso chi gestiva l’abbigliamento e questo verso il primo, si andava a compensazione con esborsi minimi di denaro.

Provocazione? Ingenuità? O nuovo sguardo e nuova economia? E poi, diciamocela tutta: ci piace come vanno le cose oggi?

Intanto Adriano continua le sue letture: «Un libro per ogni filosofo»; cammina la montagna quando può; presiede il Centro solidarietà Monti Sibillini. E si rammarica di aver lasciato il tennis, lo sport tanto amato.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, sabato 28 aprile 2018

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