Voci dalla Prima Repubblica. La nobile politica, secondo Renzo Offidani

C’è ancora a Sant’Elpidio a Mare chi lo chiama sindaco. Perché sindaco lo è stato sul serio, e per 15 anni: 1990-2004. E prima ancora ha ricoperto le cariche di  vice sindaco e assessore. Una lunga stagione politica e amministrativa, dunque.

Renzo Offidani, oggi settantenne, ne è stato protagonista, e in un momento di svolta e di crescita per la sua città e per il territorio.

Ma iniziamo da capo. È in casa dove Renzo Offidani respira l’aria di sinistra. Suo padre Tito è socialista, a tavola si parla di giustizia e uguaglianza. Lui ancora non ha deciso.

Maturerà una scelta più a sinistra dopo il servizio militare. È il 1969. Anno di sommovimenti studenteschi e di marce proletarie.

Offidani Renzo
L’ex sindaco di Sant’Elpidio a Mare Renzo Offidani

Messa in naftalina la divisa, il sig. Renzo s’infiamma per le grandi lotte operaie a livello nazionale, di cui legge sui quotidiani (sicuramente la compianta Unità), ma, soprattutto, che incontra fisicamente nel territorio fermano-maceratese, specie nelle cittadelle calzaturiere: Montegranaro, Monte Urano, Sant’Elpidio a Mare, Monte San Giusto. «Si scioperava e si facevano barricate – ricorda – per migliori condizioni di lavoro, per il rinnovo dei contratti, per una situazione ambientale diversa».

Fanno capolino gli anni Settanta, lo Statuto dei Lavoratori, le nuove mode, il mutamento dei costumi sociali.

«Mi sono entusiasmato di quelle lotte che volevano rinnovamento, che intendevano cambiare lo stato delle cose e dei modelli», spiega. Mi resta difficile vederlo entusiasta. L’impressione che ho sempre avuto è stata quella di un politico razionale e per certi versi anche freddo. Ma la gioventù gioca di questi “scherzi”. Dalle idee socialiste casalinghe eccolo a quelle comuniste. Nel 1972 si iscrive al PCI ritirando la tessera nella sezione Centro di Sant’Elpidio a Mare. È giovane e inizia a lavorare tra i giovani nella Federazione giovanile comunista.

Le battaglie andavano «dalle manifestazioni contro gli americani e la guerra nel Vietnam alle rivendicazioni locali di trasporti più sicuri e agevoli per gli studenti, dalla richiesta di spazi di agibilità culturale, sociale, aggregativa alla qualificazione degli apprendisti calzaturieri».

Nel 1978 inizia la prima vera esperienza amministrativa: assessore all’urbanistica nel suo comune. «Stilammo il primo piano regolatore. Demmo vita all’edilizia popolare; al piano particolareggiato del centro storico». Poi, arrivarono le stagioni teatrali «che mossero il territorio», la biblioteca, la verifica e potenziamento dell’Archivio storico. Fu un continuum con l’incarico da sindaco. Il sig. Renzo snocciola le opere pubbliche realizzate: le palestre, le scuole, la viabilità, la zona industriale di Casette d’Ete per artigiani e piccole imprese ma anche per aziende importati come la Tod’s Spa (Della Valle). Sull’impegno per la realizzazione del casello autostradale a Porto Sant’Elpidio (che si farà più tardi) spende più di un parola. Lo considerava opera importante per l’entroterra e per le aziende. Così come si sofferma sulle opere sociali, e cita, a titolo di esempio, la realtà de La Serra per la disabilità, e la Casa di riposo per gli anziani.

Legare il territorio, aprirsi, collaborare, erano gli imperativi categorici. Offidani è stato a favore della Provincia di Fermo, di cui diverrà anche assessore, mentre era stato consigliere e capogruppo in quella di Ascoli Piceno.

Da segretario della Federazione Comunista di Fermo, anni 1987-90, si oppose alla svolta di Achille Occhetto.

«Avevamo il senso dello stato e delle istituzioni. I partiti di massa erano scuole di politica, di cultura e di vita. C’erano testimoni importanti: Berlinguer, Moro. Ci si preparava per gli impegni amministrativi».

C’è della nostalgia? Sì che c’è, «ma per una politica dalla forte venatura ideale. Una politica nobile».

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, mercoledì 27 giugno 2018

 

 

 

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