Gente di Campo. I Tuzi: contadini per passione

Sotto c’è la vallata dell’Aso. Sopra, l’aggrumato centro storico di Ortezzano. Da metà collina in giù, scendono i campi dell’Azienda agricola semplice I Tuzi. Dove I Tuzi sono i fratelli Gianluca e Cristiano tornati tra i campi. «Contadini per passione» dicono e ribadiscono dai social.

L’azienda ha una tradizione. Contadino era nonno Serafino, coltivatori erano babbo Giancarlo e mamma Gabriella che agli inizi degli anni Settanta acquistarono la terra ad Ortezzano provenendo da Santa Vittoria in Matenano. Giancarlo e Gabriella danno ancora una mano ai figli. In campagna non si smette mai. Anche perché gli ettari cui tener dietro sono 8,5.

La vocazione dell’azienda è la frutta e gli ortaggi. Mele, soprattutto, dei generi più diversi: dalle Harmony alle Royal Gala, dalle Fuji alle Pink lady sino alle nostre Mele rosa. Una scelta voluta per coprireun periodo temporale che va da agosto a dicembre.

I fratelli Tuzi

I fratelli ci puntano con decisione tanto che a primavera prossima impianteranno un altro meleto di circa 1500 piante.

C’è un ortaggio che I Tuzi ora stanno proponendo. Si chiama Topinambur. Ha nomi diversi: rapa tedesca, carciofo di Gerusalemme, girasole del Canada. È una «pianta usata come ortaggio, appartenente alla grande famiglia delle Asteraceae e al genere helianthus, con l’infiorescenza a capolino». Al di là della spiegazione scientifica, il Topinambur ha proprietà particolari. È ricco di vitamine, è antiossidante, funge da rimedio contro la stipsi, facilita la perdita di peso. Gianluca e Cristiano lo propongono perché, in primo luogo, è piaciuto a loro.

A proposito di ortaggi, va detto che l’orto, iniziato per uso famigliare, è diventato piano piano una proposta anche per la clientela. Non mancano i pomodori che, buoni come sono, diventeranno passata. Si tratta di un progetto a medio termine. Per ora I Tuzi lo stanno sperimentando. Come i contadini di un tempo, i fratelli fanno un passo alla volta, senza fretta, riflettendo e provando. Così come hanno rispetto per la terra e usano la tecnica della rotazione per farla riposare.

Intanto, dopo aver venduto a ristoranti, negozi e gruppi di acquisto, ora vorrebbero incrementare la vendita diretta. Un modo, dicono, per dialogare con la clientela ed accrescere la cultura del gusto e del benessere.

Un dialogo che nasce già dai numerosi mercatini dove i fratelli sono sempre presenti. Senza dimenticare, però, i social: facebook e soprattutto instagram.

Tra le novità, c’è anche la produzione di un tipo di grano, loro lo chiamano Ceccarelli (dal nome del celebre genetista), che è un miscuglio di grano tenero e duro, ottimo, oltre che per la pasta, anche per pane e pizza.

«La campagna è dura» ammettono i fratelli. Occorre sacrificio. «Però è uno stile di vita». E anche una filosofia. I Tuzi si sono inventati una festa: Somaria. Non solo perché posseggono alcuni asini, ma perché vogliono proporre la campagna, i suoi ritmi e i suoi prodotti anche ai più piccoli. «Tra arte, natura e poesia vogliamo riscoprire – spiegano – il valore della lentezza e del far le cose nei tempi giusti». Giusto!

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Venerdì, 21 dicembre 2018

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