Cammino la Terra di Marca. Un viaggio tra i fotografi e la fototeca che li preserva

La strada è stretta. Suggestiva. Qualche villa scompare tra gli alberi. Verso sud-est la vegetazione risale il colle ed è lussureggiante. L’ho imboccata scendendo da Lapedona. Procedo verso Altidona. I due paesi spuntano sui crinali come castelli che si guardano. Speriamo non in cagnesco. Ho letto di recente Giuseppe De Rita, il sociologo all’inizio del CENSIS. Gli hanno chiesto dei mali che affliggono oggi il paese-Italia. Ha fatto un raffronto con il Medio Evo. Ai tempi dei Secoli bui c’era tanto buio che «il buon governo di una comunità si poggiava su due autorità: quella civile che garantiva la sicurezza, e quella spirituale che offriva ai cittadini il senso dell’esistenza». Oggi è venuto meno il senso. E le conseguenze le vediamo.

A sx il Presidente e il vice della Fototeca

Vorrei scattare una foto. Mi dico che forse è preferibile immergermi in questa pace e in questa natura più che possederla in uno scatto. Scatta invece un’associazione di idee. Nello zainetto ho messo un libro che racconta di Endre Ernö Friedmann, meglio noto come Robert Capa, il più grande fotoreporter di guerra. Diceva: «Non sono interessato a fare belle foto, ma sono desideroso di “vedere” una storia e di raccontarla attraverso un’immagine». Foto, fotografia. Fototeca. Ed eccomi a quella di Altidona. C’è il presidente dell’Associazione Altidona Belvedere Pacifico D’Ercoli, e c’è anche il vice Andrea Del Zozzo. Salgo al primo piano tra locandine di eventi promossi dal 2000 ad oggi. È un itinerario attraverso i maestri della fotografia. Leggo gli stranieri: Weichert, Rabsch, Classen, Katz. Annoto gli italiani: Ugo Mulas, Uliano Lucas, Mario Dondero, Romano Cagnoni, Francesco Cito, Tano D’Amico, Letizia Battaglia, Giampaolo Gusso, Luca Gavagna, Monika Bulas, Fausto Giaccone, Romano Folicaldi. C’è anche Luigi Crocenzi, e anche lui raccontava storie attraverso gli scatti. Da giovane ho abitato per anni nel suo palazzo di Via Mazzini a Fermo. Me lo sentivo. Di me – dei miei scritti – diceva che ero «un fascista di sinistra». Altri tempi. Altri confronti.

C’è anche un lavoro su Briscoletta, un famoso fotoreporter de Il Messaggero di Macerata. Qualche anno dopo la Dolce vita e i paparazzi di via Veneto a Roma.

M’impressionano gli scaffali pieni di materiale. La Fototeca ha un obiettivo: conservare gli archivi fotografici. E quanti ce ne sono!!!

L’ultimo è del dr Gaetano Pirone. Medico, escursionista e anche fotografo. I libri li ha lasciati alla biblioteca di Belmonte Piceno; gli scatti fotografici ad Altidona. Di Mario Dondero ne sono arrivati 400 mila, 200 mila le diapositive. L’Associazione Altidona Belvedere li sta caricando in computer suddividendoli per tematiche. C’è di tutto. Alcune sue foto, richieste dalla Francia, hanno raggiunto la redazione di Charlie Hebdo.

Fototeca e Claudio Marcozzi hanno proposto di recente un parallelo della Terra di Marca: com’era prima, com’è oggi. Ancora un racconto, ancora un confronto. Ancora una possibilità di comprensione profonda della storia di casa nostra attraverso la foto.

Altidona Belvedere…Mi affaccio alla terrazza. I Sibillini sono lì, a due passi. Prendo qualcosa dallo zaino. Macchina fotografica? No! Taccuino. Ognuno racconta come può e come sa.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 16 giugno 2019

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