LE IDEE DEGLI ALTRI. Il ripiegamento del Fermano? La causa è la frantumazione. Intervista a Luca Romanelli

Qualcuno parla di una differenziazione tra nord, centro e sud Marche, con un ripiegamento del Fermano o addirittura una sua meridionalizzazione. Condivide?

«Forse è una etichetta eccessiva, perché questa nostra terra ha delle risorse. Comunque, sì, il Fermano sta soffrendo, sta ripiegando sia sotto il profilo economico che sociale».

Si può parlare di tre Marche diverse?

«Se guardiamo i dati del reddito pro-capite, il Fermano sta venti punti sotto Ancona. Un brutto scrollone lo ha preso anche il territorio di Pesaro-Urbino: l’industria del mobile è andata in crisi con tutto il suo indotto. Chi sta trainando la nostra regione è la provincia di Ancona malgrado la crisi di Fabriano. La sta trainando con la meccanica, la cantieristica, il farmaceutico e un ventaglio di imprese leader correttamente dimensionate e che fanno buon uso della tecnologia. Il Fermano e l’Ascolano sotto 25 punti sotto il reddito pro-capite nazionale. Un po’ meglio va nel Maceratese».

Il Presidente Luca Romanelli

Risentiamo la grande crisi del settore calzaturiero cui non è stata data risposta…

«C’è una frattura del tradizionale meccanismo unitario del distretto industriale. Esistono alcune aziende innovative, organizzate e strutturate che se la stanno cavando, la gran massa invece non ce la fa perché non ha visione, non ha risorse sufficienti per riconvertirsi in un mercato che sta cambiando profondamente, che si sta digitalizzando, dove dominano i grandi marchi con cui va trovata una simbiosi».

Durante la restrizione in casa si diceva: andrà tutto bene. A me sembra il contrario: ognuno gioca la sua partita.

«Vero! Questo del Fermano è un territorio che si sta fratturando. A cominciare dalle istituzioni, dai comuni. La provincia è come se non ci fosse, il comune di Fermo – nessuna polemica con il sindaco Calcinaro – non ha esercitato la sua leadership di capoluogo di provincia, è scomparso il Cosif, l’Unione dei comuni è sparita, pochissimo è il raccordo tra le istituzioni locali».

Esistono però degli organismi come Marca Fermana e Gal Fermano che restano immutati nel tempo. Crisi o non crisi. Non è il caso di cambiare?

«Sono d’accordo. Malgrado la buona volontà di Marca Fermana, con alcuni progetti utili come il raccordo mare-monti, però il compito importante per il Fermano dovrebbe essere quello di collegarsi alla politica di attrazione dei turisti che fa la regione Marche, unica ad avere risorse sufficienti per una politica adeguata. Parlando di fratture: gli operatori turistici non riescono a capire l’importanza di agganciarsi a questi flussi. Anche il Gal deve cambiare prospettiva e divenire, più che un amministratore di risorse pubbliche, un ente di pianificazione territoriale. Che manca».

Da dove ripartiamo?

«Dal fare squadra. Il problema di fondo è ricucire le fratture a livello istituzionale ed economico. Ma quella che mi preoccupa di più è la frattura generazionale, e mi riferisco ad un livello più generale. C’è il distacco delle fasce giovanili: c’è quella deviante, quella che fugge via, e quella del precariato. Molto da ricucire. Molto da far dialogare, mettendo da parte le bandierine inutili. È un po’ il compito del Carducci».

Lei vede un nuovo associazionismo?

«L’associazionismo classico, anche di stampo cattolico, è in crisi. Però le persone hanno voglia di stare insieme. Faccio un esempio: il Comitato sangiorgese per il lungomare, che si batte per la pista ciclabile, si sta muovendo. Ecco, ci si mette insieme intorno a problemi della comunità, dello star bene. Ma non voglio dimenticare il volontariato che è ancora forza rilevante».

Cercasi nuova classe dirigente! Ma dove si forma?

«Problema grosso, che si riconnette alla frattura generazionale. Non avviene nelle aziende perché la nostra struttura familistica crea difficoltà nel passaggio di leadership, non ci sono più i mondi intermedi come i partiti politici che erano palestre. Però non ci sono nemmeno deserti. A Fermo, il ricambio politico c’è stato, così come a Sant’Elpidio a Mare, a Porto San Giorgio e in altri comuni».

Probabilmente occorre ricominciare dal basso.

«Sì, ricominciare dal basso».

Adolfo Leoni, Mercoledì 26 agosto 2020

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