ARTIGIANI VERI. L’arciere del cuoio: Maurizio Marinozzi

Maurizio Marinozzi alias l’Arcere cuoiaio. Almeno così si “firma” sull’omonima pagina facebook. Maurizio ha 67 anni, vive a Lido di Fermo, ed è pensionato. Dopo aver fatto l’apprendista e l’artigiano calzolaio e, successivamente, “il bidello” di scuola, da anni ha dato seguito alla sua passione: il cuoio e le sue conseguenze che, applicate alla scoperta del mondo medievale, lo hanno portato a costruire oggetti particolari.

Grazie alla forte manualità sviluppata quando, già a 12 anni, cuciva tomaie, applicava fondi, tagliava la pelle etc. etc., l’Arciere cuoiaio realizza cinture, borse, scarselle, frecce, copertine per libri e quaderni. Come laboratorio il suo garage. Non gli fa difetto la creazione di scudi e di faretre in cuoio dove sua figlia Silvia, che è un’artista di cui parleremo prossimamente, disegna e incide a caldo con il pirografo animali totemici come il lupo, la fenice, il drago. Marinozzi li espone in occasione delle decine e decine di mercatini dell’artigianato medievale in giro per l’Italia, legati, la più parte, alle rievocazioni in costume. È stato a Mondaino di Rimini, Offagna, San Severino Marche, Salerno, Cremona, Volterra. Finale Emilia, Spoltore, Monte Cerignone, Bevagna, Santa Vittoria in Matenano e, ovviamente, Fermo. E proprio a Fermo, anni fa, dando una mano alla figlia che esponeva i propri quadri, iniziava il suo percorso da hobbista.

Marinozzi al lavoro

Ho raccontato dell’artigiano, ora dico dell’arciere, ruoli che poi si addizionano. Appassionato di tiro con l’arco, Maurizio si avvicinò anni fa agli arcieri della Firmun di cui fu anche presidente. Eccetto il primo, gli archi non se li costruisce da solo però. Li acquista a Piacenza. Oggi fa parte degli arcieri del Girfalco. Quant’è bravo? Mi risponde che se la cava e che lo «sport non regala niente a nessuno», nel senso che se non c’è allenamento serio i risultati sono quelli che sono: non eccellenti.

Quest’anno ha una soddisfazione in più: le zucche, esattamente le zucche lagenarie, che gli sono cresciute abbondanti nell’orto domestico. Sono particolari: hanno una forma oblunga, sembrano un fiasco e, non a caso, sono adatte ad essere trasformate in una sorta di borraccia, meglio: in una fiaschetta di quelle che i pellegrini e i commercianti medievali portavano, ondulanti, al fianco. Insomma, bottiglie sui generis, capaci di mantenere per un certo tempo acqua o vino freschi. Ecco, Maurizio, si impegna anche con le zucche che hanno bisogno di un trattamento tutto particolare: una volta mature – proprio in queste settimane -, le coglie, le asciuga, le secca, quando sente il rumore dei semi le svuota, le pulisce all’interno e la fiaschetta e bella e pronta. E fa anche bella figura per arredamento casalingo. Al mercatino di Piacenza hanno fatto furore.

La sua bancarella

Tornando al cuoio, il nostro arciere lo recupero dai ritagli che vecchi amici calzolai, oggi imprenditori, gli mettono da parte. Con un imprenditore particolare ha un costante rapporto di collaborazione. Alberto Monti ha un calzaturificio a Monte Urano e produce ottime scarpe da uomo. Da tempo ha dato il via anche ad una linea di calzature medievali. Gli appassionati delle rievocazioni storiche e delle esibizioni in costume vanno a rifornirsi da lui. E siccome, oltre agli stivali o ai sandali, chiedono anche scarselle, borse, faretre e cinte, Monti chiede a sua volta i prodotti di Marinozzi che, sempre a sua volta, indirizza i conoscenti da Monti. Stavo dimenticando i corni di bue che Maurizio propone tra i suoi oggetti, adatti a bere birra e idromele.

Alla salute, allora, arciere cuoiaio!

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, 10 settembre 2020

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