Cavalcata dell’Assunta. Le immagini del presepe vivente 2019 proiettate sui muri di piazzale Azzolino. A Fermo. Un modo per dire: buon Natale

Giro per Fermo. È tardo pomeriggio. Piazza del Popolo, domenica scorsa, è stata molto frequentata. La quasi totalità dei giovani indossava la mascherina. Pochi gli anziani a passeggio. Cresce il clima del Natale, nonostante tutto. Le luci artificiali fanno la loro parte per rallegrare una festa altrimenti in tono minore causa il maledetto. In Duomo, alla presenza dell’arcivescovo Pennacchio, mercoledì 9 hanno acceso candele. Presenti i priori delle contrade fermane. Non si può, quest’anno, con i falò che hanno sempre salutato il passaggio della Santa Casa di Loreto. La leggenda narra di angeli in volo con la minuscola abitazione della Vergine Maria: dalla Terra Santa a Loreto. La storia è più propensa a credere ad un viaggio per mare sulla nave degli Angeli armatori. Qualcosa di grande comunque accadde. La Santa Casa lauretana, con gli studi degli archeologi, è lì a ricordarcelo.

Ho una meta precisa: piazzale Azzolino. La visuale sfonda l’orizzonte. Da Nord a Est, con l’intermittenza del luccichio della costa, brulicante di abitazioni.

Ho appena terminato di rileggere il libro di Claudio Risé “Lo slancio verso l’alto”. Scrive, il docente e psicoterapeuta: «Il mondo globale è diventato stretto. Non perché siamo troppi: c’è sicuramente posto per tutti. Ma perché si è appiattito, è diventato orizzontale. Abbiamo perso la profondità dell’alto…». In effetti, non guardiamo più sopra la nostra testa. Non guardiamo più il cielo stellato. Non guardiamo più…

Quella ragazza che incrocio avrà sì e no 15 anni e attraversa il piazzale con gli occhi puntati sul cellulare. Per suo conto. Chiusa in sé. Una monade! E non è l’unica. E pure sopra di lei, sulle pareti esterne delle case che fanno angolo si sta proiettando un film. Passano lentamente immagini bellissime. Ma occorre soffermarsi, sostare, guardare con attenzione, come si fa in una sala cinematografica, far brillare gli occhi. Passa l’immagine di una osteria, passa quella delle donne che filano, che preparano e cuociono il pane, quelle degli armigeri che controllano il borgo. Poi, tre personaggi. Portano corone in testa. Sono re e sono magi. Uno è di colore. E, in una grotta spoglia, umile, poverissima, una coppia con il bimbo in braccio. Riflesso della sacra famiglia con il piccolo Gesù. Scorrono le figure. Scorrono i volti di ragazzini con il volto che tradisce un’attesa. È la scena grandiosa – anzi, sono più scene grandiose – del presepe vivente che lo scorso anno la Cavalcata dell’Assunta, con le sue dieci contrade e l’apporto di alcune associazioni e corali, allestì all’interno delle Cisterne romane. Un evento clamoroso in un luogo clamoroso. Di cui ancora non ne abbiamo compresa la portata.

Si sarebbe bissato quest’anno. Il virus non l’ha consentito. Ma la Cavalcata e l’assessore Mauro Torresi hanno voluto che quelle foto superbe di Simone Corazza e quell’esperienza toccante di centinaia di persone coinvolte non andassero perdute. Anzi, fossero un nuovo dono alla città. Come un dono alla città è stata la Notte della luce, che il 14 agosto 2020 ha sostituito – ancora causa Covid – il sempre magnifico corteo della vigila di Ferragosto.

«La prima creatura di Dio fu la luce» scrisse Francesco Bacone. E Paul Claudel quasi di rimando rispondeva: «La vita è una grande avventura verso la luce». Luce e immagini. A Piazzale Azzolino si può.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Domenica, 13 dicembre 2020

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