Civile Società. L’Italia ha bisogno degli Alpini. E anche la Terra di Marca

«Quando ormai stavano calando le prime ombre della sera e sembrava che non ci fosse più niente da fare per rompere l’accerchiamento, il generale Reverberi, comandante della Tridentina, saliva su un semovente tedesco e, incurante della violenta reazione nemica, al grido di “Tridentina avanti!” trascinava i suoi alpini all’assalto». Era la battaglia di Nikolajewka, quando gli alpini ruppero l’accerchiamento russo.

Leggere quella pagina fa ancora scorrere le lacrime sul volto degli alpini di ieri e di oggi.

Sul loro striscione nazionale hanno scritto: «Per gli alpini nulla è impossibile». Superuomini? No! Gente dal fortissimo senso di comunità e amor di Patria. Lo striscione dell’Associazione Nazionale Alpini marchigiana recita invece: «L’Italia ha bisogno degli alpini». Ne ha avuto bisogno con il terremoto del Friuli, con quello dell’Aquila, con quello del 2016 in centro Italia.

Ce ne parla Sergio Mercuri, amandolese e presidente regionale dell’ANA. Nelle Marche sono 20 i gruppi con 1200 associati. L’ultimo nato è quello di Montegallo. Nella provincia di Fermo operano i gruppi di Amandola, Fermo e Monte Urano.

Ad Amandola gli iscritti sono circa 200. Avevano allestito il Museo delle Truppe Alpine, meta di turisti e scolaresche. Il sisma ha provocato danni. Mercuri assicura che sarà ripristinato prossimamente. Il Comune di Sarnano ha chiesto alle penne nere di costruire un Centro di aggregazione per giovani del territorio. Sarà eseguito. Così come è stato realizzato il Centro polifunzionale di Arquata del Tronto. «Basta una circolare – racconta Mercuri – e gli alpini d’Italia si mobilitano». Come a Bolognola, dove sono arrivati nei giorni del terremoto e della neve quelli del Veneto cui la cittadinanza ha voluto poi dedicare una via.

Altri comuni marchigiani si avvalgono degli alpini in congedo per portare alimenti, in tempo di confinamenti, nelle frazioni più distanti. Tra le attività di volontariato segnaliamo l’assistenza ai giovani ricoverati a Porto Potenza Picena, all’Istituto Santo Stefano. Impediti quest’anno, causa Covid-19, dal compiere la tradizionale giornata con loro, gli alpini hanno racimolato soldi per acquistar e donar loro due computer. Sulla strada che porta a Garulla di Amandola, su un cucuzzolo hanno restaurato la piccola chiesa della Madonna della Pace.

La soddisfazione? «Una pacca sulle spalle e via al prossimo impegno». Prima di chiudere, Mercuri tiene a precisare che tre cose gli Alpini hanno nel cuore: i caduti mai dimenticati, il tricolore, e il cappello con la penna. Ed ora anche l’orgoglio per il generale Figliulo.

Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, Giovedì 25 marzo 2021

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